Il Partito Comunista invia la propria solidarietà agli oltre cento dipendenti dell’istituto clinico De Blasi di Reggio Calabria. La gestione commissariale, buona solo a tagliare e distribuire le briciole, stavolta ha messo il muso perfino negli affari di Lamberti Castronuovo, padrone nostrano della sanità privata. Senza i rimborsi regionali previsti dall’accreditamento della struttura De Blasi, Lamberti Castronuovo non poteva far quadrare i conti di quella che, per lui, prima di essere una clinica è innanzitutto un’impresa. Così, la soluzione migliore per le tasche sue, degli altri amministratori e delle banche che li finanziavano, è stata chiudere. È fuor di dubbio che la chiusura dell’istituto rappresenti un grave colpo per la sanità reggina, tuttavia il suo tanto decantato prestigiospicca per un unico motivo: le strutture sanitarie pubbliche della Calabria sono chiuse ocompletamente nel degrado, vittime dei tagli imposti dal governo e dall’Unione Europea, che preferiscono usare i soldi per le banche e le spese militari. I nostri ospedali sono in una condizione così tragica che ovviamente le strutture private sono le uniche alternative, e possono dunque rivestirsi di “prestigio” (oltre che di profitti). Con un problema però: nelle strutture private la normalità è pagare una cinquantina d’euro anche solo per una visita o una lastra, quindi è un servizio “prestigioso” solo per chi i soldi li ha. Il pregio che Lamberti Castronuovo rivendica per il suo istituto dovrebbe essere la normalità per qualunque ospedale pubblico, affinché la sanità sia pienamente efficiente e gratuita per tutti. La sanità come diritto di tutti richiede però misure nazionali per realizzarsi, partendo dal monopolio pubblico del servizio e da finanziamenti regolari,impedendo alla logica del profitto di inserirsi a discapito del benessere sociale. Contestiamoduramente le parole di Lamberti Castronuovo che, chiamando a raccolta personalità politiche, sindacali e comuni cittadini, imputa lo sfacelo alla “demonizzazione delle strutture sanitarie private”, quando in tutto il Paese i finanziamenti vengono negati proprio alle strutture pubbliche in favore dell’imprenditoria sanitaria, la quale rende le cure accessibili solo a chi se le può permettere.Come Partito Comunista siamo consapevoli che solo una lotta serrata di tutto il popolo calabrese può risollevare le sorti della sanità nella regione. Siamo pienamente solidali con il centinaio di licenziati che questa situazione ha generato. Questi lavoratori dovrebbero essere tutti riassunti negli ospedali pubblici, i quali dovrebbero essere rifinanziati e messi in condizioni di piena efficienza, in modo che la possibilità di curarsi non debba più dipendere dagli affari dei privati. La lotta dei lavoratori della sanità non è diversa da quella attualmente in corso degli Lsu-Lpu in cerca di stabilizzazione: solo l’unità delle lotte per il l
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