Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, accogliendo le argomentazioni proposte dall’ Avv. Francesco Capria, ha disposto la scarcerazione di Contartese de Luca Francesco, da Rombiolo;
La vicenda traeva origine da una perquisizione effettuata dalla Polizia di Stato di Vibo Valentia nella quale veniva rinvenuta, in una pertinenza in uso al nucleo familiare di Contartese De Luca Giuseppe, padre del Francesco, 21,5 kg di sostanza stupefacente del tipo marijuana suddivisa in quattro involucri, per un valore complessivo di € 200.000,00.
Nell’ occorso venivano rinvenuti due ulteriori involucri contenenti la stessa sostanza stupefacente, di cui uno all’ interno della tasca posteriore dei pantaloni indossati da Contartese De Luca Francesco e un’ altra “bustina” di marijuana all’ interno del bagno dell’abitazione.
All’ esito del controllo i due soggetti venivano dichiarati in arresto e all’ udienza di convalida il Gip c/o il Tribunale di Vibo Valentia applicava, così come richiesta dall’ Ufficio di Procura, la misura cautelare della detenzione in carcere per entrambi i soggetti.
Il difensore di fiducia, avv. Francesco Capria, impugnava l’ordinanza di custodia cautelare innanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro, il quale, accogliendo, per la posizione di Contartese De Luca Francesco, le argomentazioni difensive disponeva la rimessione in libertà, applicando il solo obbligo di dimora nel comune di residenza.
L’Avv. Capria, dopo una dettagliata e minuziosa ricostruzione di quanto accaduto durante la perquisizione, ha dimostrato la completa estraneità del proprio assistito con riferimento ai 21,5 kg di marijuana, in quanto non era possibile dimostrare la consapevolezza, da parte di Contartese De Luca Francesco, che in quella pertinenza, di cui comunque il soggetto aveva la disponibilità, vi si trovasse lo stupefacente.
Invero, secondo il difensore, la circostanza che fossero stati trovati nei pantaloni di Contartese De Luca Francesco alcuni grammi della stessa sostanza stupefacente rinvenuta nella pertinenza dell’ abitazione non era idonea a dimostrare il coinvolgimento nella detenzione di quest’ultima.
Il Tribunale della Libertà, aderendo alla tesi difensiva, ha ritenuto che per l’indagato non si ravvisassero i gravi indizi di colpevolezza richiesti dall’art. 273 c.p.p., e pertanto ha annullato, il provvedimento di cattura disponendone l’immediata scarcerazione, applicando la misura cautelare dell’ obbligo di dimora con riferimento alla detenzione dell’ ulteriore sostanza rinvenuta.