Rosa, ha dovuto attendere ben 71 anni prima di poter ottenere il risarcimento e giustizia, per quello che le era stato fatto tantissimo tempo fa. La signora infatti nel lontano 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu una delle tante “vittime” delle “marocchinate”, una serie di violenze sessuali e stupri perpetrati dalle truppe coloniali nord-africane agli ordini del generale francese Alphonse Juin, che dopo aver fatto arretrare i tedeschi ottennero in premio carta bianca per qualsiasi tipo di violenza. “Le marocchinate” furona la causa di migliaia di vittime tra donne e bambini del Lazio. Inoltre la ragion di Stato (Italia, alleata dei nazisti, uscita sconfitta dalla guerra e Francia vincente) tenne a lungo nascoste le barbarie subite da quei paesi della Ciociaria ai piedi dei monti Aurunci. Negli anni successivi non mancarono le denunce alla polizia, tra cui quella di Rosa. Nel 1992 alla signora era stata riconosciuta la pensione di guerra di ottava categoria per “l’infermità da stato nevrotico” contratta a causa della violenza sessuale subita nel periodo della guerra. Ma nonostante ciò, la signora voleva che fosse quantificato in un indennizzo monetario anche i danni non patrimoniali, ossia i traumi conseguenti allo stupro. La Corte dei Conti ha così messo fine alla lunga e dolorosa vicenda giudiziaria. I giudici hanno affermato che “la violenza carnale comporta la lesione di fondamentali valori di libertà e dignità̀ della persona e la loro riparazione è doverosa”. E con questa dichiarava illegittime tutte le norme, allora vigenti, che non prevedevano un indennizzo “per i danni non patrimoniali patiti dalle vittime di violenze carnali consumate in occasione di fatti bellici”. La Corte dei Conti ha stabilito che la donna potrà percepire la pensione di guerra di quarta categoria invece che l’ottava. Come si suol dire…. dopo 71 anni, “meglio tardi che mai”, quel che è certo è che forse adesso è un po’ troppo tardi per riuscire a godersi quel poco che le resta da vivere.
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